sabato 5 febbraio 2011

La pistola fumante

E così il mondo sta trepidando per poter vedere in anteprima le strabilianti foto di un vecchio nudo circondato da belle gnocche. Gli avvocati del vecchio mandano strane lettere minatorie ai giornali, di quelle scritte con le lettere ritagliate dai quotidiani, diffidando questo e quello dal pubblicarle, e pure se le pubblicassero tanto sono fotomontaggi, e pure se non fossero fotomontaggi tanto quello non è il suo pisello, e pure se quello fosse il suo pisello almeno dovremo ammettere che è bello lungo.
Ma il vecchio se la fa addosso perchè sa benissimo che se un processo può essere chiamato tranquillamente "persecuzione giudiziaria", e noi zitti sotto; se il fallimento economico dell'Italia può essere chiamato tranquillamente "colpa dei governi comunisti", e noi zitti sotto; se la demolizione della scuola pubblica può essere chiamata tranquillamente "maestro unico", e noi zitti sotto; è invece molto difficile che noi restiamo zitti sotto se chiama "complotto della verità" un'immagine che lo ritragga in costume adamitico tra sfere di silicone e carne capezzoluta.

Perchè lui ce lo sa che un'immagine vale molto più di mille parole; cacchio se lo sa. Ci è diventato ricco con questa storia.

E così il fantasma delle foto del Pornovecchiaccio agita i sonni di tutti: di chi lo ama, di chi lo odia, di chi ci guarda da fuori facendosi grasse risate.

D'altra parte, ad ogni popolo ha i suoi modi per liberarsi dei tiranni.
(Basta fare un confronto per renderci conto della situazione:

Il Cairo, Egitto:
- Caro, com'è andata la guerra civile oggi?
-Eh, uno schifo. Sono morte 200 persone e una quantità imprecisata è rimasta ferita.
-Per Allah, siamo proprio messi male.
-Per Allah, per quanto sangue scorrerà, noi egiziani ci riprenderemo la libertà, o moriremo nel tentativo.

Milano, Italia
- Caro, com'è andato il lavoro oggi?
- Mi prendi per il culo? Quale lavoro?
- Oh Dio, siamo proprio messi male.
- Oh Dio, per quanto poveri e scemi diventeremo, noi italiani un giorno vedremo il Vecchio nudo in mezzo alla gnocca, o moriremo nell'attesa.)

Il fatto è che noi italiani siamo più miopi del ragionier Filini con la cataratta. Le foto compromettenti del Vecchiaccio ce le abbiamo già, e non ce ne siamo accorti!
Eppure basta fare una ricerca su Google.


Eccolo mentre Bruno Vespa annusa l'odore di vagina che gli è rimasto sulla mano dopo una seratina arcoriana. Notare l'espressione compiaciuta del giornalista.



Qui lo vediamo subito prima di un bacio appassionato con Romano Prodi, secondo il suo motto: se non puoi sconfiggerli, scopateli.


Qui sta simpaticamente invitando ad Arcore una giornalista russa che aveva fatto una domanda compromettente a Putin. "I want you!" dice lo zio Silvio.


Qui spiega ad una signorina quanto si dovrà estendere la sua cavità anale dopo il trattamento-Arcore.


Ed eccolo che si lamenta di quanto sono stretti i culi delle egiziane: deve essere un'esperienza dolorosa!


Qui lo vediamo prendere la mira.

Ecco, le foto ci sono già, basta saper guardare.
Adesso, caro Vecchio, ti dispiacerebbe levarti dai coglioni?

martedì 1 febbraio 2011

Niubbi logorroici


Volevamo tornare dai dryma, ma con un punto di vista insolito. Volevamo beccare un player importante e d'esperienza. Volevamo uno che fosse incisivo, di poche parole. Volevamo un Uryen. Ne abbiamo cileccate 2 su 4! Ramuel è un semi-niubbo con la logorrea incurabile, ma a noi piacciono le sfide.

Come mai Isylea e non World of Warcraft, Assassin's Creed o GTA?

Isylea è più stimolante, più divertente ma c'è di più. Ho sempre amato il Gioco di Ruolo, tutt'ora masterizzo su varie piattaforme e Isylea mi permette per una volta di non dover essere io il Master ma solo il giocatore ed è una cosa che adoro. C'è da premettere che Isylea mi ha colpito per una cosa: rispecchia esattamente il mio idealtipo di gioco di ruolo collaborativo. Mi spiego meglio.Ho guidato una gilda di WoW per quasi 3 anni portandola a buoni livelli. Eravamo circa 80 attivi e grazie all'impegno di tutti riuscivamo a far giocare 50 persone a sera. Ci abbiamo speso soldi fra sito, ventrilo e cellulare eravamo come una famiglia. Però WoW mi è sempre andato stretto per la filosofia sottostante il gioco: ogni classe può fare qualsiasi cosa bene come le altre. Tutto uguale, la morte del gioco di ruolo. Così iniziai con Isylea, trovata per caso mentre rovistavo per la rete in cerca di un MUD circa 1 anno fa. Di pari passo lasciai la gilda di WoW agli amici e iniziai a dedicare il tempo libero al MUD. Rispetto a WoW Isylea è molto più divertente per non parlare della grafica, molto più realistica.
Dire che ha una "grafica realistica" può sembrare un'affermazione sconcertante, sebbene credo di aver capito cosa vuoi intendere. Per sicurezza, vuoi spiegarti meglio?
C'è la stessa relazione che esiste fra libro e film. Quello che più apprezzi quando leggi Martin o Tolkien, per citare i miei preferiti, è il teatrino mentale che ti accompagna mentre bevi quelle pagine. Meglio il Signore degli anelli libro o film? Molto meglio il libro [ah, per gli amanti del genere in primavera ci sarà il telefilm de Le cronache del ghiaccio e del fuoco, non vedo l'ora di fargli le pulci]. Tanto vale per il gioco di ruolo. Vedere è solo un decimo di immaginare. Mentre i giochi solitamente ti offrono la vista di un insieme limitatio di azioni, Isylea ti da la possibilità di immaginare un insieme pressochè infinito di azioni. Volendo fare un paragone ad effetto oserei dire che osservare il sangue *ruscellare* dal collo del tuo nemico con un'esprimi è immensamente più potente, a livello di significato, rispetto a dei pixel di colore rosso sullo schermo che simulano lo sgorgare del sangue.
Fermo restando che per principio quello che hai detto mi trova concorde, quanto credi davvero che l'utenza del gioco faccia "caso" a questo vantaggio? Io effettivamente non saprei dire quanti player leggano le descrizioni fino in fondo... ed è vero che, quando fai "guarda tizio", quel che vai a vedere per primo è sempre l'immagine. In altre parole, quanto questa peculiarità testuale del gioco ti sembra un limite alla sua diffusione, e quanto un'opportunità?
L'utenza media non riesce a guardare ad Isylea come una narrazione, su questo non c'è dubbio, per loro Isylea è un gioco. La differenza è sottile quanto notevole: il fine muta radicalmente e cambiato l'obiettivo cambia anche il mood, pardon, il modus giocandi. In una narrazione si narra e si viene narrati, in un gioco non c'è altra logica che la vittoria. Anche all'interno dell'utenza effettiva, Isylea è un prodotto per pochi, c'è una differenza fra chi gioca e chi narra. Tornando al concetto di grafica/immaginazione ti posso dire, molto banalmente, che questo aspetto può essere un limite ma anche un punto di forza, dipende chi lo guarda. Per me è un punto di forza; allontana chi non ha una buona scheda grafica nel cervello, selezionando a monte chi *può* giocare e chi no. D'altra parte credo che col tempo e l'educazione giusta un player che gioca possa diventare un player che narra.
Io vorrei rimanere invece sui concetti di "Narrazione" e "Gioco". Isylea è senza alcun dubbio tutte e due, e non può essere solo uno dei due. Il problema, sia dal lato master che dal lato player, è trovare un equilibrio convincente tra i due aspetti. E' chiaro che ad un player non piace "essere narrato" senza aver la possibilità di "narrarsi", ed ad un master all'opposto piacerebbe vedere dei player maggiormente disposti ad essere narrati. Questa è la mia idea, ma mi rendo conto che ad alcuni può apparire come una gigantesca supercazzola, quindi, prima di esplorarla insieme, cerchiamo di spiegare bene punto per punto. Che cosa vuoi dire tu, anche mediante esempi pratici, con "narrarsi" ed "essere narrati"?
Siamo d'accordo sul fatto che Isylea è sia gioco sia narrazione ma spesso il grado di coscienza del giocatore medio si ferma al primo. L'equilibrio è il buon senso, terra di nessuno, ovviamente. Concettualmente narrarsi attiene a tutta una serie di capacità del giocatore di rappresentarsi nella testa degli altri. E' un modus giocandi vario ma attiene alla creazione di testi [e volendo andare oltre di contesti e sottotesti]. Esempio: Chuk il vasaio di Khenam è un artigiano mellifluo con i potenti ed arrogante con i deboli, è prosaico, un alacre bestemmiatore quando i chierici di Bill Kaulitz non sentono, nonché spergiuro e infido. Sempronio, il giocatore che interpreta Chuck il vasaio crea una narrazione non solo convincente ma addirittura così caratterizzata da rendere quel PG inconfondibile. Il farsi narrare è una prova di coerenza: quando il potere di creare il testo non è del giocatore ma è di un master o di un altro player, il farsi narrare è la miglior prova che un giocatore di ruolo possa dare, contribuendo ad arricchire quel testo in maniera coerente. Esempio: Se Chuk il vasaio viene rapito da una tribù di Gasparri mutanti non esiterà a rivelare sotto la minaccia della tortura dove si trova la chiave che apre il tempio di Re Salomone o il segreto del leggendario vaso di Pandora poiché questa è l'indole di Chuk il vasaio. Probabilmente non rendo molto l'idea e mi puoi aiutare ad esprimerla meglio, in ogni caso mi viene in mente che la differenza fra un buon giocatore di ruolo e un ottimo giocatore di ruolo è che quest'ultimo sa perdere divertendosi e divertendo. Un masochista.
C'è da dire che esiste una bella differenza tra il gioco di ruolo cartaceo e il gioco di ruolo tipo Isylea. Nel primo caso difficilmente troverai diversi gruppi di giocatori in contrasto l'uno con l'altro, quindi per un master è più facile far accettare una sconfitta, perchè appunto, quando il player perde, non è che vince il master.
Sono d'accordo.
Emerge sicuramente una differenza tra gioco di ruolo "classico" e gioco in Isylea: oltre a quella già citata vogliamo vedere se ne troviamo qualcun'altra?
Si! Prendiamo la dinamica master-giocatore nel gioco di ruolo classico, è sicuramente una dinamica collaborativa, concordi?
Sì, almeno nella maggior parte dei casi!
Trovi che anche su Isylea sia così? Mi spiego meglio, prima dicevi che il farsi narrare è solitamente poco piacevole per i giocatori di Isylea.
Credo che dovrebbe essere così, con diversi distinguo però. Innanzitutto il master cartaceo è al servizio dei giocatori, i quali, ovviamente, hanno bisogno di lui per ogni minuzia, mentre Isylea è e resta un modo progettato per essere più autonomo possibile. Quindi capita che i pg chiedano un'animazione, il quester la neghi, e nel player scatta spesso l'idea che "il master non vuole animarmi per questo, questo e quest'altro motivo", quando invece il master magari ha predisposto tutto in modo che il player possa essere autonomo. In secondo luogo, a volte il Master deve svolgere lo "scomodo" ruolo dell'arbitro, e meno del "narratore", come accade invece nei gdr cartacei.
Fammi indovinare: sicuramente non mi animate perchè non sono figlio della gallina bianca e in più siete arbitri al servizio di Moggi. Un classico no? In ogni caso c'è da dire anche che a volte l'essere autonomo non dipende molto dal giocatore. Su questo posso testimoniare direttamente, a volte le conoscenze in gioco si perdono perchè non c'è continuità. L'ho sperimentato sia quando facevo l'artigiano in quel di Khenam sia con il clan Uryen: fortunatamente c'è stato un buon dialogo in tutti e due i casi. Del resto l'autonomia del giocatore di ruolo classico è diversa dal giocatore di Isylea: conosce le regole e se ha qualcosa in mente può consultare un manuale. Su Isylea si ricorre spesso ai giocatori anziani oppure ai Master. Credo che in tutte e due i casi sia il master classico che quello isyleano debbano avere enormi capacità d'ascolto.
Quando una conoscenza è effettivamente persa, abbiamo tutto l'interesse a rimetterla in gioco (anche se, non dimentichiamo, per le produzioni c'è lo studia apposito). Il problema si crea quando riceviamo richieste di animazioni del tipo: "Tizio sa come fare le playstation 3, ma non me lo insegna perchè mi odia. Animatemi il mob delle consolle!" In quel caso, se glielo animassimo, arriverebbe Tizio a dire, ma come, io mi son fatto il mazzo per scoprirlo da solo, e a lui basta fare richiesta al mob? Se invece non lo animiamo, chi ha fatto la richiesta pensa: "Lo sapevo, Tizio è paraculato e lo staff non vuole che quella conoscenza si diffonda".
Prima di risponderti posso farti una confessione?
Vai figliolo.
Lo studia produzione fa schifo, sopratutto quando sei da solo. In ogni caso su questo non si discute, è sacrosanto che un mob non vada animato per queste cose. Prendi per esempio gli Uryen: il vecchio gruppo ha smesso quasi totalmente e alcuni aspetti erano persi poichè fra noi e loro non c'è stata continuità. Il là per riprendere queste conoscenze lo han dato i master poi il resto lo abbiam fatto in gioco grazie all'aiuto dei cugini delle altre tribù, ovviamente molto ancora c'è da fare. Attualmente oltre un veterano non abbiamo personaggi di peso ma pian piano stiamo crescendo, sono felice di come vanno le cose qui.
Andando sugli Uryen, vuoi spiegarci perchè, secondo te, questa tribù (che per quanto mi riguarda è una delle più affascinanti) non abbia finora mai riscosso il successo che meriterebbe?
Non c'è una sola risposta, temo. Io credo che ci sia un problema abbastanza evidente di giocabilità soprattutto per quel ruolo che è la linfa dei dryma ossia il guerriero. Il combattimento a mani nude è un pò ostico e ad essere onesti la curva di apprendimento è lenta. Indubbiamente all'inizio la prima cosa che pensi è che non è un gioco per guerrieri disarmati. Con pazienza e costanza il problema si risolve ma avere giocatori pazienti è difficile. Spesso mi contattano giocatori su msn per sapere com'è la vita nella tribù dei figli dei vento, vogliono capire se gli piacerebbe cambiare. La verità è che ci vuole pazienza sopratutto se si vuole fare lo sciamano o il guerriero. Ne ho visti molti andare via o abbandonare, magari provano nei Bahel o negli umani, forti del numero e da un BG oggettivamente molto accattivante; tutte le tribù hanno bene o male la loro appetibilità, te lo dice uno che fino a mezza giornata prima voleva fare la strega Yerba.
Ma guarda io non vorrei sbagliarmi perchè non è che ne capisca molto, però credo di poter dire con ragionevole sicurezza che la curva di apprendimento non vari poi così tanto da tribù a tribù.
Entriamo nel tecnico; non so quanto in là mi possa spingere però posso assicurarti che il modo di concepire le mosse Uryen è oggettivamente ostico e non lo rende molto giocabile almeno nell'immediato. Una difficoltà che in ogni caso mi sta anche abbastanza bene, non mi piacerebbe vedermi il clan invaso da piccoli Ken il guerriero. E' anche vero che nel tempo hanno lasciato giocatori storici e con loro il clan si è svuotato. Credo siano molte le variabili in campo.
Qual è il tipo di giocatore per te adatto al gioco Uryen?
Oltre ad essere masochista deve essere propositivo e abbastanza esperto pratico di meccaniche. Ultimamente sono piombati due ragazzi che erano completamente a digiuno di Isylea e per ora stanno tenendo e promettono bene. Infine non mancherò mai di dirlo: pazienti.
E che tipo di gioco offre il gioco Uryen?
In potenza grandi cose, ma attualmente il clan ha bisogno di far crescere la maggior parte dei suoi personaggi per dar vita ad un gioco molto più coinvolgente e dinamico. La ricchezza dell'Uryen è la ricerca della conoscenza il che dona spessore al ruolo. L'idea che mi sono fatto ai tempi e che credo tutto sommato rispecchi l'anima del clan è quella di una persona che gira Isylea cercando di conoscere tutto lo scibile esistente; dall'altra parte per BG il clan ricopre un ruolo molto *politico* all'interno della razza. Insomma ce n'è per tutti.
Sembra il ritratto dell'esicasta. Come pensi che si possa giocare lo "studioso dryma", razza per lo più percepita come una manica di guerrieri snudadenti?
Prima di tutto ti dico che i Dryma vengono essenzialmente percepiti male. Mi spiego meglio: anche ascoltando giocatori di comprovata esperienza sembra che questa razza sia un sinonimo di Bahel. I Bahel sono un aspetto della razza; assieme ai Thrangar sono storicamente i più numerosi. Questi due clan sono le braccia del popolo Dryma ma al dilà ci sono due altri clan molto più spirituali come gli Uryen e gli Yerba. Ne esce fuori una razza concepita come eterogenea ma giocata e percepita come omogenea.
Secondo te perchè questo aspetto dei dryma, aldilà della percezione che se ne ha, non è mai riuscito ad emergere in gioco?
Che poi, a mio parere, è questo il problema della razza dryma in generale: essendo giocata essenzialmente come un popolo violento (bhael) e animalesco (thrangar), offre poche possibilità di variazione da un certo stampo di attività. Probabilmente il loro è un tipo di gioco che attira. Giocarsi un personaggio spirituale, magari molto strutturato ma molto limitato poichè pieno di vincoli da BG, alla lunga non diverte; penso sia esattamente il problema di cui soffrono dall'altra sponda il culto di Veitien e Vilmis. Spesso viene percepito come un ruolo monotono o poco concreto. Ne consegue che questi ruoli sono marginali all'interno delle logiche di razza. Il paradosso è che Thrangar e Bahel attendono con impazienza che le altre due sboccino per potersi "completare".
Comunque noto che ultimamente il clan Uryen è ben rimpolpato, che sia la volta buona?
Sì speriamo di avere un pò di continuità. Siamo otto tutti attivi anche se tutti relativamente nuovi. Attendiamo un artigiano e magari un altro figlio del vento, ma per ora va più che bene. Speriamo che continui così ma tu lo sai meglio di me, i clan si gonfiano e si sgonfiano molto facilmente anche se ormai siamo tutti abbastanza affiatati sia on che off.
Io credo che il 90%, anzi facciamo il 99% va, del successo di un clan dipenda dalla bravura/carisma di un capoclan. Secondo te quali sono le caratteristiche che un capoclan deve avere per decretare il successo di un clan?
La leadership è un fenomeno complesso da descrivere. Senz'altro il carisma è importante, ma io, da buon comunicatore, la metto giù molto su capacità di cooperazione, coinvolgimento, comunicazione e dinamiche informali. Col tempo ho affinato un pò lo sguardo sulla gestione dei gruppi e posso dire che se non si è un buon gruppo off, spesso non si può esserlo on, per questo una gilda che funziona si basa su un rapporto di cooperazione fiduciario basato su legami quanto più possibile solidi. In questo il capoclan e, più nell'immediato, tutti coloro che sono veterani possono stabilire dinamiche di ascolto/aiuto/cooperazione sia on che off per rinsaldare lo spirito di appartenenza al gruppo.
Facci qualche esempio di queste "dinamiche" di cui parli, in modo che magari qualcuno possa prendere ispirazione!
Come prima cosa è buona norma essere presenti sul forum di razza condividendo spunti per giocate, spunti per nuove richieste oppure cercando di dare una sistematica al gioco del clan è una buona cosa. Oltre al forum di razza noi abbiamo un gruppo MSN quasi permanente in cui non solo ci si sente su dinamiche inerenti al gioco ma riusciamo anche ad andare un pò al di là, scherzando oppure condividento momenti lontani dal gioco. E'una dinamica che fa emergere umori e rende le vicissitudini del clan più rilassate. D'altra parte se le persone riescono a comunicare e a sentirsi parte di un gruppo saranno senz'altro legati al gruppo e meno incentivati a lasciare. Ovviamente quando ti senti parte di un gruppo, ti senti riconosciuto, sei più incentivato a cooperare, a creare gioco. Rendere l'ascolto una paratica continua rende più affiatato il gruppo e una volta che hai uno zoccolo duro hai buona terra su cui costruire un clan. In ogni caso resta sempre fermo il fatto che se il giocatore non fa per il gruppo non bastano tutte le dinamiche informali e tutta la cooperazione di questo mondo. Lo sanno tutti i capoclan in maniera più o meno esplicita. Come dice la saggezza Uryen: 'E voglia 'a mettere rum, chi nasce strunz' nun po' addiventà babbà [Per i non bilingue una traduzione all'impronta potrebbe essere: chi nasce tondo non muore quadro].
Visto che sei un comunicatore, e visto che ultimamente sto cercando di approfondire il tema delle "modalità del linguaggio da client", vorrei usare la tua competenza per chiederti cosa ne pensi. Più specificatamente: credo che, come tutte le cose, ci voglia un pò di tempo per imparare ad utlizzare al meglio il registro da client (e non mi riferisco solo alle varie parole d'annata tipo "messere"). Ad esempio, vogliamo parlare degli esprimi? Qual è il modo giusto di usarli? Qual è il loro vero scopo? Quand'è che si può evitare di usarli?
Si, in effetti ci sono tanti modi per rovinare l'ambientazione tipo un Dryma che da del voi o peggio ancora del lei oppure ancora vedere PG nudi girare per Khenam. Gli esprimi, ossia le scrittine gialle, si, bell'argomento. Non credo ci sia una regola fra quando farli e quando no, però è senz'altro ti posso dire che la qualità di un giocatore essenzialmente è denotato da quanto è capace di rendere l'idea con gli esplimi e col descrittore :_.
Facciamo una specie di gioco: voglio che tu mi faccia un esprimi che ritieni sfrutti al meglio la loro funzione, e che mi spieghi perchè: e poi voglio un esempio di esprimi "sbagliato", e spiegami lo stesso perchè!
: alza gli occhi verso PippoBaudo cercandone lo sguardo; ha il volto contrito in una smorfia rabbiosa : alza gli occhi verso PippoBaudo sostenendone lo guardo per lunghi istanti senza fine; il suo volto trasuda aria di sfida Il primo è sicuramente giusto, da la possibilità allo showman di considerarmi oppure di non prestarmi attenzione, lascia cioè un buon margine di libertà. Il secondo non lascia scampo a PippoBaudo. Gli sto facendo fare un'azione, cioè guardarmi. Ho cercato due esempi che all'apparenza possono andare benissimo ma ad uno sguardo più attento celano una sottile differenza. Penso che la prima buona regola sia non costringere gli altri ad essere personaggi secondari in quella che è la mia narrazione. Entrambi però svolgono una funzione descrittiva e rendono grossomodo l'idea di quel che sta succedendo o che potrebbe succedere. Non credo che considerare il secondo sbagliato sia giusto per *tutti* ma credo ci sia un rispetto per l'altrui narrazione nel primo caso che nel secondo non c'è. Sicuramente PippoBaudo sosterrà il mio sguardo digrignando i denti per poi devastarmi con la sua scalatta. Ma questa è un'altra storia.
Ah, i famosi esprimi costrittivi! Come ad esempio : ti punta un coltello alla gola. Prendiamo quest'ultimo caso per approfondire. Facciamo finta di distinguere due "livelli" di narrazione: quello meccanico (forgia spada) e quello degli esprimi (: fa un pupazzo di neve). I due livelli finiscono spesso per confondersi, e, a volte entrano in lotta. Ad esempio in un incontro tra due pg ostili in cui l'esito meccanico dell'incontro è scontato, ed il pg "perdente" pretende, legittimamente o meno, di avere una possibilità di vittoria ricorrendo al secondo livello, quello degli esprimi. Secondo te questa pretesa è lecita?
La domanda è molto complessa; innanzitutto ti posso dire che per definizione la mia impostazione del gioco è senz'altro molto meno legata al griglie meccaniche predefinite che danno per scontato il combattimento. Per farti un esempio preferisco il sistema di combattimento di Cyberpunk [chiamata per l'appunto Febbre del sabato sera per la sua imprevedibilità] rispetto a d&d in cui i Gradi Sfida imbrigliano molto l'esito dello scontro. Per Isylea è tutto molto più complesso, ovviamente. Da queste premesse evincerai che sono portato a dare voce anche a chi perde 100 volte su 100 uno scontro se ha un argomento/coltello dalla parte del manico. Tutto sta a capire come ci è arrivato a puntare un coltello alla mia gola. Se l'è giocata? Mi ha trovato dormendo? Mi ha preso alle spalle? L'epilogo è tutto tranne che scontato; io credo che me ne uscirei con una colluttazione ma non con un attacco meccanico, sono più per il rispondere a esprimi con esprimi e meccanica per meccanica. Cosa ne pensi?
Penso che per fare davvero una cosa del genere bisogna essere davvero bravissimi, e soprattutto bisogna accettare la possibilità di perdere.
Sulla possibilità di poter perdere, giusto. E' così strano perdere? Non che vorrei passare per il primo che gioca per perdere, però credo che sia meglio giocare, perdere e rimanere impressi nella mente degli altri giocatori per il rispetto e il buon gioco che farsi ricordare per una giocata pessima. C'è anche da dire che parlo non solo per concezione del gioco ma anche perchè non ho da proteggere nessun oggetto restringato, nessun equipaggiamento venuto fuori da mille ore di skilling di fabbro e sulla convalescenza [...] meglio non parlarne. Se dimenticassi che molti player non hanno questa concezione sarei ipocrita, anche se sono tratti che caratterizzano le altre razze e vanno giocati, questo non da loro la dispensa dalla sconfitta.
Il fatto è che i pg, e anche a ragione, si sentono in diritto di vincere se, per meccanica, sono in grado di vincere. Come diceva Morkai, pochi sono disposti a perdere ad esprimi ciò che vincerebbero meccanicamente. E' per questo che parlavo di due livelli di narrazione: quello meccanico è il primo perchè non sindacabile, quello ad esprimi viene DOPO perchè non viene giudicato "super-partes". Infatti mi è capitato di vedere pg che erano molto disposti a farsi condizionare dagli esprimi quando si trattava di giocate in presenza di master, proprio perchè i master sono (più o meno) percepiti come arbitri imparziali, che non tenteranno di forzare la situazione a proprio vantaggio ma semmai a vantaggio della quest. Insomma, il discorso più o meno è sempre quello: chi considera Isylea una gara in cui si vince o si perde non potrà davvero usufruire di tutte le possibilità che il gioco offre davvero.
Sembra un discorso molto corretto. Io credo che in ogni caso dipende anche molto dalla posta in palio. Se ad esempio in palio c'è solo una morte meccanica è un conto, se c'è qualcosa di più grosso spesso il fairplay esprimoso salta. Quanti dopo che hanno investito tempo e voglia in una giocata se ne tornerebbero a casa con un nulla di fatto decretato da esprimi? Non credo ci sia un modo giusto, ma che se la giocata è stata preparata sia doveroso affidarsi al primo livello, con tutti i crismi del caso.
Certo nessuno vorrebbe, ed infatti ci sono esprimi ed esprimi. "Ti punta un coltello alla gola" non è certo il massimo, e non ci si può aspettare una risposta entusiastica. A questo punto mi chiedo: in certe giocate esistono solo due esiti? Cioè: 1 Vinco io e ti ammazzo, 2 Vinci tu e scappi. Non esistono alti esiti possibili?
Posso vincere e lasciarti vivo. In ogni caso, anche se trovassimo vie di mezzo alternative ci sarebbe sempre una parte che ha avuto meno, per libera scelta, magari, ma in ogni caso, comunque lo si intenda in un rapporto conflittuale, c'è sempre un gioco in cui qualcuno perde. Il grado di vittoria/perdita è molto libero, senz'altro. Poi in ogni caso il ragionamento in astratto ci limita ad una logica di breve periodo.
Ok, visto che l'intervista mi pare stia venendo lunga, che ne dici se passiamo alle domande finali?
Concorde, credo sia anche un macigno da leggere, credo che la leggeranno in tre.
Allora, cominciamo col il classico giudizio sull'operato staffico sotto tutti gli aspetti: senza peli sulla lingua.
Proprio ieri leggevo un post di Seavel in coordinazione Dryma. Penso che molte cose i player se le immaginano se sono abbastanza esperti, ma credo che la maggior parte le ignorino. Per i non addetti ai lavori Dryma, il post ripercorreva i motivi del malcontento generalizzato di tutte le razze affrontando i problemi gestionali, meccanici e legati alla vita reale dello staff. Credo che chi lo ha letto se n'è giovato molto. Credo che lo staff abbia investito molta della sue energie nel moltiplicare la comunicazione dal basso verso l'alto ma oscure e fumose sono le vie della comunicazione discendente; questo per quanto riguarda la comunicazione interna. Per la comunicazione esterna sono abbastanza dispiaciuto che non venga fatta o che l'attenzione sia mantenuta a livelli molto bassi. Capisco del resto che avere 50 nuovi player domani e 75 dopodomani sia considerata, a livello cosciente o meno non saprei dirlo, come una specie di catastrofe ai piani alti. Questo era l'off. Per quanto riguarda l'on, la mia esperienza è molto limitata. Per i due quester dryma posso solo dire che mi son divertito sempre molto quando c'era loro, ma non saprei dirti di più, ecco. In ogni caso devo confessarti che da master di giochi cartacei nutro una simpatia innata verso chi modera il gioco, quindi parto anche da una forma mentis in cui il master non gioca per far perdere il giocatore ma per farlo divertire, il master non è un'ingerenza, anche quando può sembrarlo, è super partes. Se poi mi sento leso si discute, questo è fuori di dubbio.
Passiamo al gioco delle razze. Dei dryma abbiamo parlato abbondantemente quindi passiamo agli umani!
Gli umani, sì. Il gioco delle razze è sempre molto complesso, poi sicuramente la realtà umana lo è ancora di più. Prima di tutto devo dirti che il gioco umano non è mediocre come si cerca di far credere. Ottimi giocatori di ruolo sono anche lì, come dappertutto del resto. Purtroppo la razza è grossa e quindi è più facile avere giocatori non eccelsi. Essendoci tre città e alcune decine di clan di cui solo pochi o pochissimi in gestione ordinaria, per risollevare il gioco umano, a mio modesto avviso, servono solo più giocatori. Molti ma molti giocatori.
Allora passiamo ai nani!
Non ho avuto che due interazioni con questa razza; in entrambi i casi mi son parsi più che degni. Non conosco le loro problematiche, non saprei che altro dirti!
Elfi!
Idem come sopra.
Si vede che sei niubbo! Orchi?
Nemmeno un'interazione.
Argh. Goblin?
Ottimo, con i goblin mi sento un pò più preparato. Giocando con loro ho sempre avuto l'idea che è una razza che non solo è in gestione ordinaria, ma riesce a creare molto gioco. In altri termini mi è apparsa come una razza che ha finito il collaudo e riesce a volare alto. La loro dimensione è indubbiamente qualitativa; non si può fare un discorso di numero per questi pelliverde. Probabilmente il loro gioco cela mille problematiche che non conosco però non posso che ammirare la maturità con cui i giocatori che interpretano i goblin affrontano la differenziazione razziale.
Immagina che sia tu a intervistare me, spara la domanda che vorresti rivolgere ad un membro dello staff!
Bene, cercherò di farti una domanda abbastanza generica, forse tu potrai rispondermi; cosa vuole fare Isylea da grande?
E' una bella domanda, e non mi sento certo il soggetto più adatto a rispondere! Quello che posso dirti è che quassu non ci fermiamo mai, e se dal lato implementativo credo che manchi davvero molto poco per raggiungere l'età della ragione, dal lato building non ci poniamo limiti. Quello che vorremmo (e che stiamo cercando tutti i giorni di fare) è approfondire sempre più il BG e allargare gli orizzonti di gioco. Il mio sogno personale è che la mappa non abbia un giorno più confini se non quelli naturali di un mondo rotondo. Ci stiamo lavorando, ma ci vuole un sacco di tempo! Passiamo all'ultima domanda:
Qual è stato il momento più esaltante ruolisticamente parlando della tua (breve) carriera Isyleiana.

Sicuramente del mio trascorso Dryma ci sono molte giocate entusiasmanti. Io adoro le esplorazioni dei dungeon e qui non ci si lamenta affatto ma non vorrei andare troppo oltre e rilevare qualche dettaglio che sarebbe meglio non dire. La più esaltante è stata senza dubbio l'ultima riunione Uryen, con ben otto di noi nella stessa casella. E' stato molto bello, l'ho presa come una vittoria di tutto il gruppo.

Per fortuna avevo portato con me un sedativo, e sono riuscito a inocularglielo un microsecondo prima che ricominciasse a parlare. Ma era una sfida che dovevamo superare per prepararci alla prossima: andremo infatti a intervistare un Karden, per scoprire finalmente cosa si prova a morire ogni volta che accendi il client!

lunedì 31 gennaio 2011

Tutti i fatti sono immaginari

Le cronache di questi primi mesi dell'annus domini 2011 resteranno alla Storia Universale per una serie di eccezionali scoperte che hanno lasciato il mondo a bocca aperta:
1) esiste al mondo una categoria di persone, perlopiù donne di giovane età e aspetto gradevole, denominate puttane (in inglese, escort, ovvero "coloro che scortano l'uomo sulla impervia strada che conduce verso la loro fica").




2) esiste al mondo una categoria di uomini che, per raggiunti limiti di età, o per genetici limiti di altezza e aspetto, non riesce più a percorrere da solo "la strada che conduce verso la fica", e ha bisogno di un aiutino. Di qui, l'apertura di una promettente nicchia di mercato: quella, appunto delle puttane.






3) la maggior parte di queste puttane non considera il proprio lavoro come una missione donatagli da Dio, ma si fa pagare un corrispettivo in denaro commisurato alla lunghezza della "strada che conduce alla fica" e all'accoglienza e confortevolezza della fica stessa.






4) come ogni nicchia di mercato che si rispetti, essa è occupata da una pluralità di soggetti in concorrenza tra loro, i quali nella speranza di acquisire posizioni dominanti tendono a diversificare l'offerta, offrendo una pluralità di servizi e tariffe;





5) l'attività, come tutte le altre di tipo commerciale, produce una forma di indotto ovvero di attività economiche correlate, come ad esempio:
-accompagnamento delle puttane dal cliente o, in alternativa, del cliente dalle puttane;
-selezione delle puttane più adatte al cliente;
-affitto dei luoghi dove si consuma la transazione economica;
- fornitura di servizi accessori tesi ad una più agevole fruizione della merce (droghe, ammenicoli eccitanti, vestiario particolare, pali per la lap-dance, e via dicendo).


6) esistono delle regole che ordinano questo mercato e che tracciano una linea di demarcazione tra una forma "legale" e una forma "illegale". Ad esempio, se le puttane che si offrono per erogare il servizio non hanno ancora raggiunto la maggiore età, si prefigura un crimine.





Infine, come direbbero gli inglesi (visto che ci piace tanto) "last but not least", e che io tradurrei con "morale della favola":
6) esiste al mondo un paese dove puoi macchiarti dei peggiori crimini contro l'umanità (instupidimento collettivo tramite mezzi di comunicazione, utilizzo delle carte costituzionali a mò di carta igienica, demolizione del sistema giudiziario, distruzione del sistema di istruzione e assistenza alle categorie sociali più deboli, esautoramento della collettività dei diritti politici, varie ed eventuali) e passarla liscia, ma non come la passa liscia uno che rapina una banca e scappa col bottino, non come Provenzano che la passava liscia sì, ma viveva come Mazzarò, no, passarla liscia come uno che ti caga nel piatto e poi s'incazza perchè non ti mangi la sua cioccolata sopraffina come fanno tutti gli altri. Così, in questo banchetto di merda dove tutti fanno a gara a magnificare il sapore delle noccioline dentro la cacca di questo tizio, si scopre che sotto la tavola c'era una che gli stava facendo un pompino in cambio di un onorevole corrispettivo di denaro.
E questo popolo, con ancora i baffi marroni della cacca appena ingurgitata col sorriso, si indigna. Si schifa. Perchè loro hanno il palato sopraffino. C'è merda e merda, e quella dignitosa si riconosce dal colore e dalla consistenza. E poi la merda dei puttanieri è meno nutriente, lo diceva pure la nonna.
Ecco, questo paese che nemmeno Lewis Carroll, esiste. E non bisogna cadere in un buco per finirci dentro: basta essere un pochino meno sfigati di uno spagnolo e un zinzino (ma manco tanto) più sfigati di un egiziano. Forse.

venerdì 28 gennaio 2011

Isylea the comic 5

Dopo una lunga pausa dovuta a motivi editoriali, torniamo sulle selvagge lande di Isylea a vedere cosa combina il nostro niubbo!























L'ultima volta non siamo riusciti a raggiungere i 20 commenti... ce la faremo stavolta?

martedì 25 gennaio 2011

Il professor Keating mi fa un baffo


Qualche giorno fa ero lì a scuola che mi accingevo a spiegare agli studenti le teorie di un tizio di nome Karl Marx.
Quando ti accingi a spiegare un tizio di nome Marx non puoi fare a meno di utilizzare certe paroline, e questi sono tempi in cui certe paroline fa più specie pronunciarle che le parolacce. Perchè magari quelli poi tornano a casa e raccontano a mamma e papà "oggi abbiamo fatto Marx, dice che il comunismo è bello". E non si sa mai chi siano le mamme e i papà.
O i papi.

"Cazzo, papà, ma è vero che il comunismo è bello?"
"Chi ti ha insegnato queste parolacce?"
"Cazzo o comunismo?"
"Ma comunismo, cazzo!"

Ma non è di questo che volevamo parlare. Il fatto è che per spiegargli Marx (nella comune accezione della parola spiegare, ovvero far capire) bisogna che questi sappiano il significato delle parole che vai a pronunciare. E siccome questi non sanno un cazzo ("Chi ti ha insegnato queste parole?" "Sanno" o "cazzo"? "Ma sanno, brutto comunista del cazzo"), devi ricominciare daccapo ogni volta.
Tipo: oh, ma lo sapete che cosa è uno Stato?
Eh sì, proprio daccapo.
Quando faccio quelle che chiamo "stupide domande maieutiche" (cioè quelle domande su argomenti banali che aiutano gli studenti a capire che non sanno un cazzo) si verifica di solito un effetto di antimagnetismo ottico: le pupille dei ragazzi cominciano a diventare divergenti, e attraverso lo spazio che viene a crearsi tra di esse, in un lampo di consapevolezza, tu insegnante vedi le rotelle dei loro cervelli che girano producendo un cigolio da cancello della casa stregata:
"Ma ke kz d domanda è, certo ke lo so ke cosa è lo stato, ki nn sa ke kosa è lo stato? lo stato è... è... è... kz, ma ke kz è lo Stato?"
Ecco, quello è il momento che devi saper cogliere. Se ci riesci, ti ascolteranno per i prossimi 30 secondi. (Se 30 secondi di ascolto vi sembrano poco, si vede che non vi siete mai chiesti perchè gli spot pubblicitari durino tanto).
Ora, qualsiasi ingenuo penserà: bene, hai 30 secondi, adesso sbrigati a spiegargli che cosa sia uno Stato: anzi, se ci riesci, condensagli in quei 30 secondi tutto Marx, e sei a cavallo. Alla Maturità faranno sfracelli.
Eh no, caro il mio ingenuo. Alla Maturità faranno cagare. Quindi è ora di entrare nella fase 2.
Fase 2, ovvero, tutto è buono per farsi una bella scopata.
I successivi 30 secondi devono essere così dedicati a spiegare ai ragazzi che sapere che cosa è uno Stato può rientrare tra le caratteristiche che ti rendono più appetibile ad un membro del sesso opposto.
Perchè tanto ci siamo passati tutti in quella fase per cui frughi disperatamente tra i tuoi abituali argomenti di conversazione alla ricerca di qualcosa che riempia gli spazi tra una pomiciata e l'altra (ah, non so perchè, ma usare il termine pomiciata mi fa sentire terribilmente vecchio... chissà come si dice ora: slinguazzata? kissing? petting glottologico?).
Ed è abbastanza chiaro a tutti che non esiste un solo argomento di conversazione tra un ragazzo e una ragazza che interessi davvero ad entrambi.
"Allora, lo sai come si ammazza il mostro del quinto livello di Metal Gear Solid?"
"Cavolo, hai visto? Silvia e Michele si sono rimessi insieme, ma non vogliono dirlo a Rossellina"
"Porca miseria, quest'anno la Juve è sfigatissima, ci credi che gli si sono infortunati tutti gli attaccanti?"
Digiamogelo, direbbe La Russa, questa roba non attacca.
Invece frasi come "Ah, lo Stato italiano, che bella schifezza..." potrebbero generare una reazione del tipo "Orca miseria, ma allora, oltre alla lingua prensile, è anche un tipo profooooooondo (o profooooooonda)".

Ecco, se riesci in questo obiettivo, avrai ottenuto ben 10 minuti di attenzione. Non certo di silenzio, beninteso. Ma puoi star sicuro che ti dedicheranno un 15% di neuroni, mentre il restante 85% è impegnato nella compilazione della formazione per il fantacalcio o nel commento sull'ultimo tronista. Meglio che niente.

Bene, allora gli chiedi:
"Su ragazzi, proviamo a ragionarci su. Il modo più facile per capire che cosa sia lo Stato è chiederci a che serve. Quindi provate a rispondere: a che serve lo Stato?"
A quel punto una voce indefinita tra la folla risponde abbastanza prontamente:
"A far soldi".

Cazzo. Questi qui non sapranno manco in che epoca visse Alessandro Magno, ma sono anche tipi profoooooooooondi. A modo loro.

giovedì 20 gennaio 2011

La posta di Apo


La casella dei PM di un master è sempre piena di roba strana. Io di solito la apro il sabato sera, indossando per precauzione un corpetto di pelle di viverna. Tra le varie lamentele, richieste di specificazione interpretativa e insulti farciti di bestemmie rivolte a divinità ostrogote, si possono trovare di tanto in tanto domande meravigliose, come diamanti in un mucchio di letame. Da oggi vogliamo rispondere pubblicamente alle migliori. Tenetevi pronti, perchè verranno rivelati segreti di Stato che manco la Madonna di Fatima!

E' vero che per skillare karma Vilmis devo sorbirmi i sermoni di Cheimon?

Purtroppo sì. Il pg di Cheimon ha uno speciale script per cui alza il karma Vilmis a tutti i pg a cui rivolge la parola. Questa folle idea venne ad Athulea una sera in cui era particolarmente incazzato con i player a causa di alcuni flame sul forum. Visto che i Ban dal suddetto forum non sembravano funzionare, ha deciso di allungare i BAN post-mortem a tutti i pg che non ascoltassero Cheimon pontificare per ore. E' una forma di punizione molto sottile, ma che sembra stia funzionando.

Quanto tempo ci vuole per buildare un mob? (un borghigiano)
Parecchie decine. La prima cosa che facciamo è chiederci: chi è questo MOB? Qual è la sua storia personale? Quindi scriviamo un BG dettagliato del MOB: chi è, in che famiglia è cresciuto, quali sono i suoi cibi preferiti, i suoi hobby, le sue paure, il rapporto con i genitori ed i parenti. Quindi scriviamo le reazioni attingendo a questo certosino lavoro di caratterizzazione, ed in seguito facciamo esaminare ad uno psicologo che usiamo come consulente la corrispondenza fra carattere e reazioni scritte. E' un lavoro di fino. Soltanto dopo questo processo inseriamo il MOB in gioco.

E' vero che ci sono alcuni esprimi che aiutano a skillare certe abilità? (un orco)
E' vero, ma la cosa cambia a seconda dei clan e delle razze. Ad esempio "Tizio ti saluta snudando le zanne" aiuta i Thrangar a skillare la schivata; oppure "un elfo iridescente ti guarda dall'alto in basso" aumenta la skill cavalcare animali volanti degli elfi. Sembra una cosa senza senso, ed in effetti lo è: la verità è che Athulea dietro la sua immagine di admin serio e pacato serba un animo burlone.

E' vero che se faccio un esprimi di più di due righe Drao mi regala un tatuaggio spiritico? (un dryma)
Parzialmente vero. In realtà non basta che l'esprimi sia di due righe, ma il nostro quester preferito controlla altre caratteristiche:
- innanzitutto che all'interno dell'esprimi ci siamo almeno due parole che lui non conosce, ad esempio "ontologia" e "morigeratezza";
- in secondo luogo gli esprimi devono contenere delle velate allusioni sessuali
- infine, l'esprimi deve contenere almeno un typo.
Ad esempio, un esprimi di sicuro successo con Drao è il seguente: "un colossale dryma barbuto impugna la sua clava, lisciandone con morigeratezza la supreficie e ghignando di ontologico piacere al pensiero di penetrare con essa le tue carni!"

Chi mi devo scopare per avere un fottuto orienta giallo al nuovo porto?
(un marinaio)
Dipende dal tuo sesso e dal tuo aspetto fisico. La prassi di solito è che i player di sesso maschile passino sotto le mani di Shadya, mentre quelli di sesso femminile finiscono nel letto di Lamaresh. Al termine del rapporto gli staffer prescelti scriveranno una scheda di giudizio sulla tua prestazione, assegnando un voto ad ogni performance. Da 0 a 5 non si riceve nessun orienta; da 6 a 8 si ha l'orienta giallo; da 8 a 10 l'orienta è rosso.

Chi è che scrive il BG di Isylea? (un quester)
Una scimmia ubriaca. La teniamo davanti ad un pc a premere tasti a caso, ingozzandola di Jack Daniels invecchiato 20 anni. Di tanto in tanto escono delle frasi sensate, che Dingwath mette insieme con un programma di combinazioni casuali che ha scritto lui in persona.

Potete continuare a porre le domande via pm, la vostra idendità sarà mantenuta celata!

martedì 18 gennaio 2011

Generazione B


Sarà che è un periodo che si lavora (e meno male), ma qui al Grande Inquisitore non riusciamo più a tener dietro ai titoloni dei giornali (diciamocelo, fa un pò specie guardare quelle prime pagine, dove una volta si scriveva roba tipo "E' scoppiata la Guerra", "è caduto il muro di Berlino", e trovarci frasi tipo "Berlusconi: mi piacciono le donne, c'aggia fà?"), alle inchieste della magistratura comunista (e lo sappiamo bene che l'unico comunista buono è il comunista che ti regala un lettone), all'aumento dei prezzi dei pompini (una volta era 50 bocca e 100 ammore, ma a quanto pare l'inflazione è 'na livella).
Che poi uno dice che stai sempre a parlare di Berlusconi, e Silvio qua, e Silvio là. Ma vi prego di capirmi. Quelli della mia generazione Silvio ce l'hanno nel sangue (e poi dice che i salassi non servono a niente). Il nostro cuore di fanciulli non faceva Bum Bum, faceva Bim Bum Bam (e ci siamo salvati: oggi farebbe Bunga Bunga).
Avevo 6 anni quando, nel 1983, andò in onda la prima puntata di Drive In. Psicologi e pedagoghi ci insegnano che a 6 anni i bambini cominciano a "realizzare e stabilire associazioni e collegamenti fra gli eventi, è in grado di capire che a determinate azioni ci sono sempre delle conseguenze prevedibili."
Così imparai un sacco di cose.
Imparai per esempio che non importa quale cazzata spari, se è seguita da una risata registrata vuol dire che è divertente. Per esempio un tizio vestito da peluche con la voce alterata che grida "PIPPO PIPPO PIPPO" fa evidentemente scompisciare dal ridere. Fa talmente ridere che le risate del pubblico non possono rendere l'idea di quanto faccia ridere, e quindi c'è bisogno delle risate registrate. Allora se a te non pare divertente significa che lo strano sei tu, cazzo. Quindi tappati il cervello e RIDI.
Poi imparai che le tette di mia madre non erano poi sto granchè. Quelle lì che si vedevano su Drive In dovevano senz'altro contenere quantità maggiori di latte, e magari lo conservavano pure meglio. Beninteso, non che a 6 anni io poppassi ancora, ma c'era mio fratello minore che era in piena furia succhiatoria.
Imparai che contrariamente a quanto mi andavano raccontando tutti gli adulti che si occupavano di me in quel periodo, portare le mutande infilate tra le chiappe non è disdicevole. Ma solo per le donne. Se porti le mutande infilate tra le chiappe puoi anche non metterti i pantaloni.
Imparai inoltre che i Drive In sono pieni di donne quasi nude. Io manco lo sapevo che roba era un Drive-In. Quando mi andai ad informare (ero un bimbo curioso) scoprii che si trattava di questi cinema all'aperto che stavano solo in America, dove la gente guardava i film in macchina. Quindi pensai che l'America dovesse essere un posto molto caldo per andare in giro sempre mezzi nudi. Da qui ad associare mentalmente l'America alle donne mezze nude fu un passo breve. E non so perchè, ma cominciai a voler tanto andare in America.
Imparai, infine, in una tragica catena di associazioni mentali, che guardare le donne mezze nude in televisione era un'attività che si poteva fare a tavola davanti ad un bel piatto di maccheroni con la salsa. Con il papà e la mamma vicini.
Le donne mezze nude mi parevano un condimento migliore del parmigiano.
E la cosa migliore (o peggiore?) è che non sapevo perchè. Avevo 6 anni, cazzo. La cosa più vicina ad un'erezione che avessi mai visto in vita mia fu quando tirai su una torre di Lego più alta di me.

Non era una trasmissione per impuberi. E vi assicuro che non è bello quando la testa inizia a tirarti verso le femmine prima che incominci a farlo l'uccello. Vuol dire che non è il momento giusto. Non lo è affatto.
Ecco, noi della Generazione B abbiamo cominciato così. Con erezioni mentali. E abbiamo proseguito peggio: ma ci torneremo!